venerdì 8 marzo 2019

I colori del femminismo


Buon 8 marzo a tutte!
C'è chi celebrerà questa giornata sottolineando la propria presa di posizione col classico rametto di mimosa, chi indosserà un berretto fucsia... Ma quali sono i principali colori che hanno rappresentato, nel tempo, i movimenti femministi?


GWV, le suffragette
Le vediamo su foto antiche, sfilare con la fascia al collo e gli ampi cappelli dell'epoca. Oltre a ciò, queste donne - borghesi istruite, operaie semianalfabete ma anche signore dell'alta società - hanno letteralmente combattuto per il diritto di voto. Hanno scritto e diffuso documenti, si sono riunite in segreto, hanno fatto piani, hanno marciato, hanno affrontato polizia, manganelli e zoccoli di cavalli, hanno parlato davanti a tribunali, a volte hanno anche compiuto attentati. E a loro volta sono state combattute aspramente: derise, offese, picchiate, licenziate, cacciate di casa senza un soldo, private dei figli, imprigionate, uccise.
Tutto questo per poter andare a votare? Sì, e anche se oggi può sembrare assurdo, non deve esserlo, perché i diritti non vanno dati per scontati, specie quelli acquisiti (a caro prezzo) in tempi relativamente recenti.

Nei gioielli delle suffragette erano incastonati il peridoto (verde), perle
o piccoli brillanti (bianco) e ametiste (viola). Foto da Online Galleries

Quali erano i colori delle suffragette? Il verde, il bianco e il viola.
Perché? Ho letto delle interpretazioni di tipo simbolico e psicologico, che parlavano del verde della speranza, del bianco della purezza, del viola della regalità. Per quanto io ami la simbologia dei colori, devo dire che mi ha convinta di più la spiegazione "strategica" di questa scelta. Schierarsi apertamente per il suffragio comportava alti rischi sociali e fisici, quindi le suffragette usavano dei messaggi in codice per riconoscersi tra la folla e sapere di chi potersi fidare. Uno dei loro messaggi erano i colori green, white e violet; le iniziali, GWV, erano le stesse del motto "Give Women Vote", "Dài voto alle donne".
E così, indossati con discrezione come fiorellini sul cappello, nastrini a decorare la giacca, gioielli cesellati ad hoc per le più abbienti, il trio verde-bianco-viola sfilava anche al di fuori delle manifestazioni. A una festa o durante una passeggiata o a messa, le suffragette svelavano la loro causa a chi poteva capirla.


Violette e mimose
In Italia, il simbolo dell'8 marzo è la mimosa, e tuttavia questa è stata una scelta a suo tempo pensata e dibattuta. Anche se si affermò definitivamente negli anni '70, nel nostro Paese la Giornata Internazionale della Donna fu celebrata dal 1946, anno in cui le donne iniziarono a votare. Quella dei diritti delle donne era una battaglia della sinistra e il fiore della violetta era un simbolo della sinistra europea. Sembrava naturale quindi eleggere la violetta a fiore dell'8 marzo.

Questa scelta venne però contestata da Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce, militanti del Partito Comunista, deputate dell'Assemblea Costituente e dirigenti dell'Unione Donne Italiane. La lora motivazione fu molto pratica: le violette non erano sempre facili da reperire e, spesso, costose (era il dopoguerra, non c'era di che scialare). Meglio le mimose, anch'esse al pieno della fioritura tra febbraio e marzo, ma più resistenti, diffuse ed economiche. Oltretutto, i tanti pallini gialli presenti su ogni rametto davano l'idea della collettività. E mimosa fu!

A guardar bene, i colori di questi due fiori simbolici - viola e giallo - sono complementari. Quando si dice il caso!


La rivincita del rosa
Se negli anni '70 il rosa era visto come fumo negli occhi, oggi i cortei femministi lo sfoggiano con orgoglio, soprattutto nella sfumatura del rosa shocking. Sfumatura tra l'altro battezzata e resa celebre negli anni '30 da una donna: Elsa Schiaparelli. I tempi cambiano! In passato era particolarmente sentita l'esigenza di ottenere gli stessi diritti degli uomini e di ribellarsi a una società più che soffocante (non dimentichiamo che il delitto d'onore è stato abolito solo nel 1981). Questa presa di posizione si manifestava anche nei dettagli, per esempio andando contro a un colore e ai significati che esso veicola; nel caso del rosa, la dolcezza, che può essere vista come remissività.

Oggi le battaglie femministe puntano al mantenimento dei diritti acquisiti e al loro completamento, al rispetto delle più varie differenze di genere e delle più diverse scelte di vita. Si combatte l'idea di patriarcato e lo si fa senza rinunciare a nulla, nemmeno alla dolcezza - che non è debolezza! Quindi, via libera al rosa, assieme al viola (uno dei colori più amati dalle donne, dicono le statistiche) e al rosso, usato in particolar modo per ricordare le donne vittime della violenza maschile; pensiamo soprattutto alle scarpe rosse, un paio per ogni donna uccisa, ispirate all'installazione Zapatos Rojas dell'artista messicana Elina Chauvet, in memoria delle donne assassinate a Ciudad Juárez.


In materia di colori, è esemplare l'iniziativa di Scarlett Curtis e Alice Wroe che hanno unito i rispettivi progetti per creare una serie di manifesti celebrativi dei 100 anni dal voto alle donne nel Regno Unito. La Wroe è l'ideatrice del progetto artistico HerStory, finalizzato a raccontare la storia delle donne; la Curtis è la giovanissima autrice del libro Feminists Don't Wear Pink (and Other Lies), nella stesura del quale ha coinvolto decine di altre donne.

Spero che questo piccolo excursus ti sia piaciuto e, a questo punto, dimmi: quale colore rappresenta di più il tuo 8 marzo?

domenica 27 gennaio 2019

Mozart e l'Olocausto


[Brano consigliato per iniziare: W.A. Mozart, messa da Requiem in Re minore K 626]

Oggi è la Giornata della Memoria. E ricorre anche l'anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Una pura coincidenza che non significa nulla, ma che può fare riflettere proprio per la diversità dei due eventi. Sono agli antipodi.

Da un lato, il punto più basso dell'umanità, o meglio della disumanità. L'arroganza e la crudeltà che hanno provocato nel corso della storia infiniti massacri e genocidi vergognosi, con la Soluzione Finale nazista applicano a questo scopo la calcolata efficienza della struttura industriale. Per questo è un punto di non ritorno, è la macchia nella coscienza umana che riunisce e amplifica tutte le macchie precedenti.

Dall'altro lato c'è l'arte, e in particolare la musica. Una delle espressioni più antiche del genere umano e quella che, secondo la scienza, va a stimolare il cervello come nessun'altra. Volendo poi restare sul personaggio, al di là della sua vita mortale, Mozart è stato uno degli artisti più importanti di ogni tempo, un genio dal talento unico. Le sue composizioni sono studiate tra l'altro per gli effetti benefici che hanno sulla psiche umana, sugli animali e persino sulle piante. È un esempio - non l'unico, per fortuna - della grandezza della creatività umana, che diventa quasi divina.

La bellezza può salvare il mondo? Sinceramente, non lo so.
Spesso la parte oscura e cattiva dell'essere umano sembra prevalere ovunque, creando sistemi complessi di paura, rabbia, odio. L'arte invece, che è espressione e quindi comunicazione, ci ricorda quanto possiamo elevarci, superare le epoche e le latitudini e toccare ben altre corde. Anche se non siamo Mozart.

[Brano consigliato per finire: W.A. Mozart, concerto per pianoforte e orchestra n. 21 in Do maggiore, KV 467]

giovedì 17 gennaio 2019

Un altro giro di ruota

Pontivy, la sintesi di quest'anno: dopo un posto brutto, ci si imbatte nella meraviglia.

Lo so, lo so, l'ho fatto nuovo.
Ho lasciato che la polvere di mesi si depositasse su questo blog, dove a un certo punto hanno smesso di rotolare anche i cespugli secchi di sàlsola (eh sì, ho saputo che si chiamano così!). Se è per questo, però, ho fatto di nuovo anche il post di compleanno, questo qui medesimo. Non vedevi l’ora, vero?

Eccomi a tirare le somme del 2018, per mio personale promemoria e, spero, per invitare anche te a stilare un bilancio dell’anno passato. Non temere: sono sicura che te la sei cavata meglio di quanto tu non creda. Il più delle volte siamo i peggiori giudici di noi stessi.
Per me è stato l’anno della condivisione, ho conosciuto tante belle persone, le associazioni di cui faccio parte sono cresciute moltissimo e io ho cercato di dare il mio contributo. È stato anche l’anno degli incoraggiamenti ad andare avanti, dati e ricevuti, nonché delle mie prime apparizioni in video, cosa che non avrei mai pensato di fare.

Va ora in onda l'armocromia!

Inverno
Il 2018 è cominciato all’insegna dell’illustrazione, tra un character design e una serie di acquerelli sui quali mi sono impegnata molto, soprattuto nella ricerca dei luoghi in cui è ambientata la storia. Non posso mostrarti nulla fino a che non sarà pubblicata, perciò incrocia le dita per me e per Valentina Coccia, che è l’autrice!

A gennaio c’è stato il Mansardina Day, l’incontro dal vivo delle iscritte ai Mercoledì della Mansardina, il gruppo di Gioia Gottini. Grazie a questa riunione ho conosciuto persone eccezionali, con alcune delle quali sono nate anche delle collaborazioni. A proposito, tra poco ci sarà il secondo Mansardina Day, se sei anche tu nel gruppo ci vediamo lì!

Il momento clou dell’inverno è stato quando mi sono sorpresa ad accettare l’invito a parlare di armocromia in radio. Io! Non so come ho fatto a non impappinarmi, giuro. Ed è stato solo l’inizio: nei mesi successivi, ho messo alla prova la mia timidezza mostrandomi un po’ di più in foto e non solo, grazie a qualche storia su Instagram e a un paio di video-verbali per la Rete al Femminile di Roma. Certo, la disinvoltura vera deve ancora arrivare, ma mi dicono che la fingo abbastanza bene.

Yoda mi accompagna in ogni avventura, atteso come una star!

Primavera
Dopo undici mesi, si è conclusa la rubrica settimanale #lunedìacolori che ho tenuto sulla pagina Facebook. Sono contenta che sia stata apprezzata, fa sempre piacere condividere le proprie passioni! In questa stagione di fioritura, sono sbocciate nuove analisi armocromatiche e nuove illustrazioni fantasy estemporanee, fatte durante il Tolkien Day e l’edizione primaverile di Romics. Direi che sul disegnare in pubblico ho imparato a tenere a bada l’imbarazzo.

La scelta migliore della primavera è stata quella di andare a Milano per il corso Colore - Estetica e Benessere, tenuto da Elisa Bonandini e Raluca Andreea Hartea. È stato affascinante scoprire l’innovativo approccio di Andreea, che individua i colori legati ai ricordi felici. Ed è stata una gioia conoscere Elisa, che mi ha restituito fiducia nel fatto che essere in qualche modo colleghe non significhi per forza sentirsi concorrenti. Da tempo non uscivo così felice da un corso, c’è chi non ne può più di sentirmene parlare!

Potevo andare in Bretagna senza omaggiare la Tomba di Merlino?

Estate
Per il terzo anno di fila, ho notato che le mie energie iniziano a scemare in estate, quando arriva il caldo. Così, a parte la routine consolidata (redazione, riunioni associative, vita privata) questa è stata essenzialmente la stagione di... un quadro. Un quadro commissionato dalla mia amica Rosanna per due novelli sposi, con due carte dei Tarocchi come soggetti. È stato molto bello dipingerlo, gli dedicherò un post a parte.

Ma è stata soprattutto la stagione delle vacanze perché, a differenza dell’anno ancora precedente, con Lorenzo siamo riusciti a staccare la spina e abbiamo accettato la proposta dei nostri amici Arianna e Luca di bighellonare per dieci giorni in Bretagna. Posti simili mettono a dura prova il mio organismo, ma devo dire che la bellezza dei luoghi fa perdonare la fastidiosa onnipresenza del burro!

Che emozione, le mie corsiste! Foto di Cinzia Metta

Autunno
Se d’estate ho un calo di energie, in autunno passo dal desiderio di letargo alla crisi esistenziale più nera, da cui riescono a scuotermi solo le prime luci di Natale. Non mi sono fatta cogliere impreparata: un mix d’integratori e via, crisi o non crisi, a passare dalle analisi del colore a Fantastika e Romics, dal Freelancecamp all’Inktober, dal primo Open Day della Rete al Femminile romana a un nuovo acquerello natalizio per l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, per finire la corsa con Lavorare a colori, il primo seminario tenuto da me, per le socie della Rete.

È stato un altro anno ricco e molto intenso. Non ci ho trovato nulla della parola che avevo individuato per il 2018, che era armonia (se non sai cosa sia la "parola dell’anno", ti segnalo questo link) anzi, è stato un continuo di alti e bassi - molto bassi - tipo montagne russe. Per quanto cerchi di trovare il lato positivo o almeno costruttivo in ogni situazione, per quanto preferisca parlare di ciò che è andato bene anziché di ciò che mi ha deluso, non voglio fingere che sia stato tutto rose e fiori.

Lavorare in proprio e con le proprie passioni può abbattere moltissimo, perché la dimensione lavorativa è strettamente legata alle nostre emozioni profonde. Se il lavoro non va come si sperava, tutto inizia a scricchiolare; e se poi ci sono problemi e preoccupazioni extra-lavoro, il rischio di crollo è alto.

Vado? - Vadi, vadi! Foto di Arianna Berti

Per questo sono doppiamente grata a quelle persone - intime o perfette estranee - che mi hanno sorpresa con un gesto gratuito di stima, che sono venute a dirmi: “Ma tu sei Simona? Ti seguo sempre online!” (e io a bocca aperta come una carpa, a non sapere cosa rispondere!), che mi hanno dato fiducia laddove ero io a essere sfiduciata. Spero di aver restituito a mia volta quanto ho ricevuto.

Intanto ringrazio tutti costoro che, spesso senza saperlo, mi hanno aiutata a procedere su una strada lenta, accidentata e in salita. Ringrazio anche chi mi ha invitata a tornare indietro, perché mi ha fatto capire quanto io invece ci tenga al percorso fatto. Vado a vedere cosa c’è un po’ più avanti, poi decido. Buon anno!