giovedì 27 aprile 2017

Weekend col Maestro

Da Casa del Tempo, di Roberto Innocenti

Disegnare s'impara tutti, ma bisogna disegnare sempre.

Navigando in Rete si scoprono cose utilissime, come ad esempio che esiste una giornata internazionale per quasi ogni cosa. Oggi per esempio, 27 aprile, è la giornata mondiale del disegno. Mi sembra il giorno giusto per ricordare il workshop che ho frequentato lo scorso autunno, tenuto da Roberto Innocenti per la Scuola d'Illustrazione di Scandicci.


Due giorni passati con altri illustratori, circondati dai libri dipinti da Innocenti e insieme a lui, naturalmente. Uno dei più grandi illustratori al mondo che, come un prestigiatore, ha tirato fuori dalla sua valigetta disegni, boccette di colori, ex libris inediti. Lo abbiamo ascoltato raccontare quanta ricerca e quali suggestioni ci sono dietro ogni sua opera, da Cenerentola a Rosa bianca, da Pinocchio al Canto di Natale, fino ai più recenti Schiaccianoci, L'ultima spiaggia e Casa del Tempo, forse il mio preferito.


Abbiamo potuto vedere dal vivo l'impressionante precisione del suo lavoro, eseguito a matita su grandi fogli di carta da lucido, ricalcato e rifinito nei tanti minimi dettagli con linee pulitissime di matita dura, che poi vengono ricalcate su carta da acquerello tramite uno strumento dalla punta a sfera (chiedo venia, non ricordo come si chiami... ed è stata una questione molto dibattuta, durante il corso!). Ogni disegno viene quindi capovolto a specchio e tutto questo perché, in genere, Innocenti non ama vedere nella tavola finale nessun segno di matita. Usa l'acquerello anche per ripassare i contorni delle figure, ovviamente con un pennello sottilissimo. Se invece vuole divertirsi, ripassa il tratto a china e poi colora.


Come quasi tutte le persone davvero grandi, Innocenti è stato umile e amichevole. In aula lo guardavamo in silenzio, adoranti, per poi scherzare con lui in pausa pranzo, mangiando un panino in strada. Con la sua aria bonaria da nonno e la sua parlata fiorentina, ci ha accennato ai suoi esordi, al fatto di essere un autodidatta che da adolescente lavorava in acciaieria, al suo essere un illustratore che vive e dipinge in Italia, ma pubblica da sempre all'estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Germania, dove illustra la saga di Montalbano con uno stile insolito e un po' grottesco. Sembra incredibile ma i suoi libri, in Italia, vengono pubblicati acquistando i diritti dalla sua agenzia statunitense. E diciamolo, il fatto che Innocenti - Innocenti! - non sia stato mai direttamente prodotto in patria, lascia spazio a parecchie considerazioni editoriali.


Il Maestro è stato gentile e disponibile con tutti i partecipanti; ha avuto per ognuno un consiglio, un complimento, un incoraggiamento. Quando ha visto il mio disegno... «Oh, bellino! Davvero, va bene. Si vede che di già pubblichi. Pare l'inzio di una storia». Penso di non aver capito più nulla per i successivi dieci minuti. E già mi ero emozionata come una polla, perché il secondo giorno lui ricordava il mio nome!

Il disegno in questione era questo, mostrato a colori qui.

Per quanto riguarda il mestiere vero e proprio, i suoi consigli sono stati sia teorici, sia pratici.

Teoria
L'illustratore è più simile a uno scrittore o un fumettista, che a un pittore o un artista. Questo perché l'arte ormai trascende il disegno, la tecnica e spesso anche la resa comunicativa; conta solo l'idea. L'illustrazione invece si rivolge a un pubblico - quale esso sia - racconta qualcosa di preciso, viene riprodotta in copie e deve anche venderle. L'illustrazione, quindi, non è solo un bel pezzo unico da incorniciare. I mezzi sono gli stessi della pittura "alta", le finalità no.


Pratica
La tecnica prediletta da Innocenti è l'acquerello, tuttavia non disdegna di accompagnarlo alla china e sperimentare altre materie, come ad esempio gli acrilici. Per i quali consiglia di non usare mai tavolozze di plastica, a meno di non volerle buttare, e preferire vetro o ceramica. In ogni colore acrilico, Innocenti mette una goccia di glicerina, che ne rallenta il tempo di asciugatura, così li si può usare con più calma e senza sprechi. Quando una tavola ad acrilico è asciutta, può essere ripassata con l'acquerello, per aggiungere una delicata velatura di colore. Usato in questo modo, l'acquerello ha una buona resa, perché non viene assorbito dalla carta.


Marche preferite
  • Schmincke e Dr. Ph. Martin's per acquerelli e acrilici (ma la seconda marca è difficile da reperire);
  • Winsor & Newton per acquerelli e tempere;
  • Lefranc & Bourgeois per il fissativo spray, utile a lucidare e ravvivare la tempera.
Da quando la sua carta preferita non viene più prodotta, il Maestro non ne ha nessuna che lo convinca del tutto. La meno peggio, secondo lui, è la Arches, che però ha il difetto di bere troppo colore e rendere difficili le sfumature pulite che lui ama tanto.

Ricalco di un disegno con lo strumento misterioso.

Pensieri sparsi di Innocenti:
  • «La cosa importante non è come si disegna, ma il progetto»
  • «Il design non l'ho mai fatto, perché per me un letto è un letto, non una cosa strana»
  • «All'estero, i libri illustrati son per chi li vòle (non solo per bambini)!»
  • «In tutti i libri che faccio c'è una bambina, è l'Alice che ci porta dentro la storia»
  • «La prospettiva, o va fatta benissimo, o è meglio non farla»
  • «Disegnare s'impara tutti, ma bisogna disegnare sempre».

sabato 18 marzo 2017

Armocromia - Gli anni d'oro


È tornata l'ora di storia dell'armocromia! Una delle lezioni che chiunque avrebbe voluto frequentare a scuola, assieme a "filosofia di Guerre Stellari" e "applicazioni tecniche di grattini sugli animali". Invece ci è toccata trigonometria..
La prima parte era dedicata alle origini e a come la teoria del colore fu applicata all'estetica, dall'Ottocento agli anni '50. Eccoci ora all'epoca d'oro dell'analisi del colore: gli anni '70/'80.


Tutto ebbe inizio con la tipografia: la stampa a colori aveva raggiunto un'ottima qualità e allo stesso tempo i suoi costi erano scesi; perciò, i libri illustrati erano diventati più economici e più affidabili nella resa delle sfumature. Chiunque avesse studiato un sistema di analisi del colore, cercava di pubblicarlo.
Questi libri si proponevano di aiutare il lettore a trovare le sfumature giuste per avere un aspetto più fresco e attraente, e quasi tutti si basavano sul sistema a quattro categorie, in genere definite dai nomi delle stagioni. Alcune persone rientravano pienamente in una categoria, altre erano al limite tra una e l'altra ma, in ogni caso, si poteva trovare la propria palette di riferimento e stare certi che non sarebbe cambiata nel corso della vita. Insomma, era nata l'armocromia così come la conosciamo.


Ripartiamo dove eravamo rimasti, ovvero da Suzanne Caygill, perché il suo approccio all'analisi del colore, maturato tra gli anni '50 e gli anni '80, è ancora oggi moderno e flessibile, a differenza di altri metodi che risultano più facili da apprendere, ma anche più rigidi.

Una delicata palette "autunno rinascimentale" di Suzanne Caygill

La Caygill pubblicò nel 1980 Color: the Essence of You, in cui già individuava diversi e poetici sottogruppi per ogni stagione. Oltre a questo, non si limitava a valutare colore e tipo di pelle, occhi e capelli, e quanto essi fossero in contrasto tra loro; offriva una consulenza ad ampio spettro, osservando anche la struttura del volto e del corpo, come la persona si muoveva, che carattere e gusti comunicava.
Partendo dalle tavolozze stagionali e modificandole a seconda della personalità del cliente, Suzanne Caygill creava delle palette uniche, che potevano essere usate sia per vestirsi, sia per arredare la propria casa. Il suo lavoro univa in modo affascinante tecnica e sensibilità, teoria del colore ed empatia.


Un nome importante nell'armocromia è quello di Bernice Kentner: il suo Color Me a Season, pubblicato nel 1978, divenne un classico del settore. La Kentner aveva iniziato a lavorare nel 1950 come cosmetologa poi, com'era successo a Robert C. Dorr (pioniere dell'armocromia, citato nel post precedente) e a Suzanne Caygill, aveva approfondito lo studio dell'arte e del colore con la decorazione di interni.


Il suo grande merito è stato individuare nella carnagione l'elemento più importante da osservare, per ottenere un'analisi del colore affidabile. È la pelle a "dire" se una persona è Primavera, Estate, Autunno o Inverno, anche se il colore dei capelli, in genere, attira di più l'attenzione e può sviare verso un'altra categoria. In quel caso, la Kentner parla di "stagione secondaria" e fa l'esempio di una donna Inverno con capelli da Autunno.
Avendo una palette in armonia con la propria pelle, si può scegliere di vestirsi e truccarsi scegliendo da quella tavolozza le sfumature che esaltino i colori di occhi e capelli, ed escludere le tonalità con essi disarmoniche.


Alcuni consulenti d'immagine, per distiguersi e rendere la materia più semplice al lettore, si concentrarono soprattutto sul contrasto tra pelle, occhi e capelli. È il caso ad esempio di Joanne Nicholson e Judy Lewis-Crum, fondatrici della Color 1 Associates, che nel 1986 pubblicarono Color Wonderful 1. Il loro metodo puntava proprio sul contrasto, tanto che i quattro cromotipi da loro indicati non avevano i nomi delle stagioni ma indicavano il livello di contrasto: Muted (attenuato), Gentle (delicato), Light/Bright (chiaro/vivace) e Contrasting (contrastante).


Il nome più celebre di questo periodo fu però quello di Carole Jackson. Esperta di arte e di moda, fondò nel 1974 l'azienda Color Me Beautiful e sei anni dopo, nel 1980, pubblicò l'omonimo manuale, edito in Italia da Gremese come I colori della bellezza. Color Me Beautiful è stato il libro di maggior successo sull'armocromia: ha avuto due seguiti (Color Me Beautiful Makeup Book e Color for Men) e, come la Settimana Enigmistica, vanta innumerevoli tentativi di imitazione.

Per ogni stagione, "trenta colori magici": le palette di Carole Jackson.

Qui si trovano le tavolozze stagionali composte da trenta colori che, assicura l'autrice, donano a tutte le diverse persone appartenenti a ogni stagione. La Jackson, così come la Kentner, s'ispirò alla teoria di Johannes Itten del colore soggettivo, secondo cui gli accostamenti di colore che ci attraggono sono in qualche modo corrispondenti alle tonalità e ai contrasti del nostro viso. E, come la Caygill, considerò anche l'aspetto complessivo della persona, seppure a grandi linee. Con le descrizioni dei tipi "drammatico", "naturale", "sbarazzino", "romantico", "ingenuo" e "classico", accennò alla teoria delle forme e dello stile che David Kibbe approfondì e fece sua nel 1987 con il libro Metamorphosis.

Il successo del manuale di Carole Jackson è dovuto a un approccio semplice, senz'altro un po' schematico ma non rigido, che invita la lettrice a sperimentare, autoanalizzarsi e a ripensare in modo autonomo al proprio guardaroba e al proprio stile. Il suo è stato il primo testo di armocromia che abbia letto, perciò sono di parte nell'apprezzarlo: ci sono affezionata.

L'edizione integrale di Arte del colore di Itten e quella italiana di
Color Me Beautiful della Jackson. Tesori trovati dal "mio tesssoro" bibliofilo.

Dal manuale in poi, la Jackson ha creato un vero impero, tenendo corsi di armocromia e vendendo cosmetici e palette tascabili. In tempi più recenti, pare che la Color Me Beautiful abbia acquisito Color Alliance, un sistema computerizzato che permette di analizzare le sfumature di pelle, occhi e capelli in milioni di possibili combinazioni, individuando ben 372 sottostagioni.
Facciamo un bel respiro... Trecento-settanta-due.

Il discorso sulle sottostagioni ci porta agli attuali sistemi di analisi del colore, introdotti dalla seconda metà degli anni '90 in poi. Ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta. Alla prossima puntata!

sabato 4 febbraio 2017

Ricominciare con Gioia

Gioia Gottini

A gennaio di tre anni fa, ero ancora in pieno blocco creativo (ne ho accennato qui e qui) e avevo passato dei mesi a pensare come reinventarmi. Il chiosco in una spiaggia caraibica non mi ha mai attratta, sentivo invece il bisogno di ampliare i miei orizzonti e imparare cose nuove.

Tramite Stella, la bravissima artista di Organic Brides, sono venuta a conoscenza di un corso dedicato a riconoscere e mettere a frutto il proprio talento. Si chiamava Talent Factory ed era creato e gestito da Gioia Gottini. Una settimana a guardarsi dentro e confrontarsi con perfette estranee, che mi ha messa a dura prova.


È stata un'esperienza che mi ha dato più che una carica: ha segnato una svolta. Da allora, ho iniziato a pensare che fare per professione ciò che amo di più potesse non essere del tutto impossibile. Ho iniziato a frequentare un sacco di corsi inerenti al lavoro in proprio e ho capito che creano dipendenza. Ho iniziato a confrontarmi regolarmente con persone estranee, e chi l'avrebbe detto che questo non mi avrebbe più spaventata tanto?



Dopo Talent Factory, ho iniziato a seguire il sito C+B e le sue fantastiche donne, dove all'epoca scriveva anche Gioia; sono entrata nella Rete al Femminile, ideata guarda caso da Gioia. A volte mi sono sentita un po' una stalker e giuro che non era voluto: trovavo una cosa interessante, e in qualche modo ci entrava Gioia Gottini. Tramite queste realtà, ho conosciuto o ritrovato decine di professioniste preparate e speciali ma, per me, la "femmina alfa" di questo enorme branco allargato è sempre lei, Gioia. Che è piena di idee e di entusiasmo,
ma mai aggressiva o ansiogena; è amichevole, ma riservata; è spirituale e anche concreta.

Uno dei tanti buoni suggerimenti di Gioia: il mensile Flow.

Perché questa sviolinata?
Perché da tempo pensavo all'impatto che hanno avuto nella mia vita alcune persone, Gioia è senz'altro una di queste e volevo ringraziarla pubblicamente. Senza saperlo, ha lanciato nella mia sfera professionale - ma inevitabilmente anche in quella personale - un sassolino che ne ha smosso decine di altri e anche se ogni tanto questo movimento sembra rallentare o arrestarsi, continua. E spero, farò in modo, che questi sassolini continuino a rotolare e a vedere un po' di mondo. Con gioia.