sabato 19 novembre 2016

Cambio di stagione: come affrontarlo e uscirne vincitori


Nel post precedente ho raccontato i piccoli piaceri che associo al cambio di stagione. Ormai il freddo è arrivato perciò, che sia riuscita a convincervi oppure no, il cambio degli armadi va fatto, e anche in fretta. Ma non alla buona! Ecco qualche trucchetto per rendere questa operazione efficace nel tempo. Basta conoscere le parole magiche.

Prima di cominciare, servono:
- Tempo esclusivo. Nell'altro post ho detto una giornata, ma basterà anche meno se dedicheremo queste ore soltanto al guardaroba, senza nel frattempo cucinare, telefonare o rispondere alle e-mail. Sono consentite solo le pause per bere, ché l'idratazione è importante, e di conseguenza per fare pipì.
- Antitarme e contenitori in cui riporre i capi da conservare, buste grandi in cui mettere quelli da dare via.
- Letto sgombro, su cui posare i vestiti.
- Atmosfera, per creare la quale so che alcuni hanno già seguito i consigli del post precedente. Mi fa molto piacere!


Passiamo alle parole magiche. La prima è: ORGANIZZAZIONE.
Il mio armadio ha una parte superiore in cui tengo i vestiti fuori stagione (alcuni appesi, altri piegati in scatoloni di plastica), le scatole delle scarpe fuori stagione, la valigia... Insomma, tutto ciò che normalmente non uso, compresi quei due o tre abiti eleganti che metto giusto ai matrimoni. La parte inferiore è piuttosto piccola e deve contenere tutto, dalla biancheria ai cappelli. Solo le scarpe e le borse sono riposte altrove, nella scarpiera e in uno dei casetti del letto-contenitore.
Stretto e pieno com'è, il mio guardaroba non fa una gran figura. Non somiglia neanche lontanamente alle cabine armadio che si vedono nei film o su Pinterest. Ma per me è più che sufficiente ed è molto ordinato, così so sempre dove trovare quel che cerco. "Organizzazione" è la parola d'ordine per decidere cosa mettere dove, a seconda delle nostre esigenze e dello spazio di cui disponiamo. E dopo aver studiato una disposizione sensata, bisogna rispettarla, che è meno faticoso di dover riordinare ogni volta.


La seconda parola è: SMISTAMENTO.
Questa fase l'abbiamo letta un po' ovunque ed è stata consacrata da Marie Kondo nel suo celeberrimo Il magico potere del riordino. Per sistemare il guardaroba bisogna prima tirar fuori tutto ciò che contiene, andando anche a cercare i capi in giro per casa e dividendoli in categorie:
- parti di sopra (sottocategorie: magliette, camicie, maglioni);
- parti di sotto (gonne e pantaloni);
- abiti e completi;
- giacche e cappotti;
- biancheria (mutande, reggiseni, canottiere, calze);
- accessori (sciarpe, guanti, cappelli);
- scarpe e borse.
Come il Cappello Parlante smista gli studenti di Hogwarts nelle varie Case, noi smistiamo vestiti. In questo modo ci rendiamo conto - spesso con stupore - di quante cose abbiamo e possiamo notare eventuali mancanze, come ad esempio scoprire di essere pieni di magliette a maniche corte e maglioni pesanti e invece senza maglie da mezza stagione; oppure di avere un sacco di gonne che non mettiamo e solo un paio di pantaloni in buono stato.


La terza parola magica è: PROVA.
Se fino a questo momento pensavamo di aver fatto fatica, è ora di ricredersi. Questa è la fase più lunga e "ginnica", quella in cui è utile alzare il volume della musica per darsi il ritmo. È il momento di provare tutto. Ogni singolo capo.
La buona notizia è che non è necessario farlo a ogni cambio di stagione, va bene anche ad anni alterni oppure ogni due anni, se non abbiamo cambiato taglia o gusti. La seconda buona notizia è che è divertente ed è la fase più preziosa, perché non importa quanto sia carina quella blusa: se ci cade male, se è troppo larga o troppo stretta, se il colore ci sbatte... non fa per noi. Bisogna essere obiettivi e impietosi: stiamo valutando degli oggetti che ci presentano al mondo, sono loro che servono noi, non siamo noi che dobbiamo riempirli. Quindi, o è amore reciproco, oppure... ognuno per la sua strada!

Tutti abbiamo una forma del corpo che può essere valorizzata. Io, per esempio, ho una sagoma a cerchio, anche detta "donna mela". Per essere precisi, una "mela a 8", come ho appreso leggendo Moda per Principianti. Per capire la propria forma, si può studiare da sé oppure farsi valutare da una consulente d'immagine. Ho provato e consiglio i corsi di Beauty Will Save The Word e seguo con piacere Anna Turcato.
Naturalmente, bisogna valutare anche il colore dei vestiti: ci spegne o ci illumina? Per questo posso esservi utile io, con una consulenza di armocromia.

Un colore non va bene? Si può cambiare!
Per esempio, queste lenzuola erano gialle.

Quarta parola: CERNITA (o decluttering, se preferite).
A questo punto, avremo tre mucchi di vestiti.
- Sì: quelli che ci donano e che ci fanno sentire a nostro agio;
- No: quelli che non ci piacciono più o che proprio non ci stanno bene (se non vengono indossati da più di tre anni, un motivo ci sarà);
- Nì: quelli a cui diamo una seconda possibilità, tingendoli, facendoli accorciare o restringere.

Partiamo da questi ultimi: vanno messi in una busta con scritto "da sistemare" e l'impegno a farlo già dall'indomani, se non dalla sera stessa, per evitare di lasciarli in giro a prendere polvere. Portiamoli in sartoria, oppure compriamo un colorante e sbizzarriamoci con la tintura casalinga, che può dare molte soddisfazioni!
I capi che invece non vanno bene, basta metterli in una o più buste e passarli ad amiche e parenti, o donarli a chi ne ha bisogno: alla Caritas, ai centri d'accoglienza o alle case famiglia. Ovviamente solo se si tratta di vestiti in buono stato; quelli rovinati, meglio portarli in un negozio come H&M, dove la stoffa usurata viene riciclata per fabbricarne di nuova. Non si butta via niente!

Se avete altri suggerimenti su organizzazioni o negozi che possono utilizzare al meglio i nostri vecchi vestiti, scriveteli nei commenti: aiutiamoci ad aiutare!


Quinta e ultima parola magica: ARCHIVIAZIONE.
La maggior parte dei capi di abbigliamento non va in vacanza: jeans, magliette, camicie, in generale i capi di cotone, stanno con noi tutto l'anno. D'estate vanno bene da soli e d'inverno si accompagnano a tessuti più caldi.
Cosa finisce nelle scatole? In questa stagione, i capi prettamente estivi: copricostume, abiti leggeri e soprattutto vestiti in lino. Un costume da bagno, invece, può tornare utile anche quando fa freddo, magari per una scappata alle terme. Al cambio di stagione successivo, gli scatoloni si riempiranno tre o quattro volte di più, a causa del volume di maglioni e sciarpe di lana, pantaloni a coste, felpe di pile, guanti, berretti.
Ogni capo va piegato con cura e, una volta che i contenitori sono pieni, bisogna infilarvi uno o due foglietti antitarme o un po' di palline di canfora avvolte in fazzoletti di carta, perché non macchino la stoffa. Poi, si coprono i vestiti con un telo di plastica (va benissimo una busta da tintoria), si chiude bene la scatola e via in cima all'armadio, sotto al letto o nel soppalco.

L'incantesimo è quasi compiuto, manca solo sistemare il nostro guardaroba di stagione. Come suggerivo all'inizio, ognuno deve trovare un proprio ordine, a seconda dello spazio a disposizione nell'armadio. È sempre una buona idea dividere tutto in categorie, come durante lo smistamento, aggiungendone una: quella dei capi indossati una volta, ma ancora portabili. Non vanno in nessun caso mischiati ai panni puliti o potreste rischiare, al prossimo cambio di stagione, di metterli via senza averli lavati, che non è proprio il massimo.

Fatto? Ecco un armadio svecchiato, più snello e più piacevole da usare. Seguendo queste "parole magiche", i cambi di stagione successivi saranno una passeggiata. Garantito!

giovedì 3 novembre 2016

Come amare il cambio di stagione


Ciao, mi chiamo Simona, non mi dispiace stirare e adoro fare il cambio di stagione.
(«Ciao, Simona»)

Ho capito presto che queste cose, per la maggior parte delle persone, sono odiose quanto il rumore di unghie sulla lavagna. Invece per me sono rilassanti e liberatorie perciò, in primavera e in autunno, vengo invocata da amiche e conoscenti in crisi da armadio.

«Ma come fa a piacerti stirare? E fare il cambio di stagione, poi?!».
Stirare non mi pesa, perché nel frattempo guardo film o serie tv. Facile facile.
Il cambio di stagione, invece, è una gioia innata: fin da bambina mi divertivo un mondo, durante quei due fine settimana l'anno in cui la casa veniva invasa di scatoloni e profumo di naftalina. Sì, profumo. Son gusti!
La buona notizia è che chiunque può trovare piacevole questa operazione. Ne sono tanto convinta che ho deciso di mettere nero su bianco tutto ciò che faccio, magari può essere d'ispirazione.

Trucchetto extra: iniziare solo dopo aver rifatto il letto!

1) Scegliere il giorno giusto.
Il cambo di stagione è un lavoro lungo e necessita delle energie fisiche di una seduta di palestra. Da non affrontare, quindi, quando si è sottotono. Non va iniziato di pomeriggio, pena andare a dormire in un letto ancora invaso da capi d'abbigliamento.
Il momento giusto è un giorno festivo, o comunque quando si sta in casa dalla mattina e non si hanno impegni. Un giorno, insomma, in cui potersi dedicare con calma e senza distrazioni al guardaroba. Possibilmente un giorno di sole, perché la luce naturale è essenziale per valutare i colori dei capi di abbigliamento (il cambio di stagione va a braccetto con l'armocromia, infatti l'ho inserito tra le mie offerte!).


2) Creare l'atmosfera.
Se non fa troppo freddo, apro le finestre. Mi aiuta concretamente a "cambiare aria", nell'armadio, nella stanza e un po' nella mia vita quotidiana, da lì in poi. Consiglio particolarmente indicato a chi non sopporta le profumazioni della canfora e degli antitarme.
Poi, accendo un incenso o una candela profumata. Questo è un appuntamento con me stessa, o meglio con i miei panni, è giusto coccolarsi un po'. Perciò mi preparo anche un tazzone di tè, da sorseggiare tra uno scatolone e l'altro.


3) L'importanza della colonna sonora.
La musica è fondamentale! Come scritto prima, il cambio di stagione è come un'ora di ginnastica. Le palestre insegnano: avere della musica che dà il ritmo fa davvero la differenza.
I miei grandi classici in questo frangente sono gli Abba (provate a non sculettare, mentre folleggiate con le sciarpe canticchiando Mamma Mia!), le sigle dei cartoni animati e i primi due album delle Spice Girls, che sono il mio scheletro trash nell'armadio. Ognuno scelga la propria colonna sonora, l'unica regola è che spinga a muoversi col sorriso sulle labbra. Conosco chi affronta aggressivamente il guardaroba con Eye of the Tiger!

Alle prime note di Wannabe, sento l'impulso a tirar fuori i vestiti!

4) Pensare a cosa si ha tra le mani.
Si legge spesso di quanto sia benefico prestare attenzione a ciò che si sta facendo, nel momento stesso in cui lo si fa, osservando forme, colori e sensazioni. La cosiddetta mindfulness può aiutare ad apprezzare un'incombenza come il cambio di stagione? Dice il saggio: avoja!
I panni che tiriamo fuori dall'armadio e dalle scatole hanno consistenze, profumi e soprattutto storie: questo è stato acquistato in quel particolare momento, quell'altro in quel particolare negozio, uno ci è stato regalato da quella persona, un altro lo abbiamo indossato in quell'occasione... Ogni maglietta, maglione, gonna o pantalone è legato a dei ricordi. A prescindere dal fatto che terremo o no quei capi, ritrovarli e accompagnarli al loro posto - nel guardaroba o fuori nel mondo - rende questo momento simile allo sfogliare un album di foto, o a una rimpatriata.
Odiate le rimpatriate? E va bene, consolatevi: questa capita solo due volte l'anno!


5) Cancellare le tracce.
Per quanto possa divertirmi a fare il cambio di stagione, la confusione che ne deriva mi disturba parecchio. Quindi, dopo essermi goduta l'evento, non lascio in giro scatole vuote, buste di plastica della tintoria, foglietti antitarme esauriti. Messo a posto il guardaroba, cancello ogni traccia. Questa è una mia fissazione, in generale; in un'altra vita devo essere stata una serial killer. Vestiti a posto, stanza a posto, schiena a pezzi ma che soddisfazione! Si respira tutta un'altra aria, la stagione è proprio cambiata.
Oh, c'è chi si diverte a fare jogging...

Vi ho convinti almeno un po'? Allora, dopo esserci innamorati del cambio di stagione, vi invito a creare insieme una compilation ideale, adatta all'occasione.

Scrivete nei commenti le vostre proposte di brani, che siano
ballabili, pieni di energia e di paillettes.
E se l'idea di cantarli in pubblico vi imbarazza... sono proprio perfetti!

Vi do appuntamento al prossimo post, con i consigli pratici su come sistemare i vestiti. Preparate l'antitarme!

mercoledì 17 agosto 2016

La Benedizione del Grembo


Che cos'è la Benedizione del Grembo?
Si tratta di una meditazione collettiva proposta periodicamente e su scala mondiale dalla formatrice Miranda Gray, con l'intenzione di armonizzare le energie femminili.
Non avrei mai detto che mi sarebbe piaciuto partecipare a un'iniziativa del genere perché, pur essendo una persona spirituale, sono molto razionale e tendenzialmente scettica. Se non vedo, sento o percepisco, non credo. Questo è stato uno di quei casi in cui l'esperienza è stata forte, mi ha dato un senso di benessere inatteso e sorprendente, tanto da convincermi a continuare. E questa illustrazione nasce proprio dopo una delle Benedizioni Mondiali del Grembo.


Come ho raccontato qui, per molti anni la mia attività di illustratrice è stata relegata ai ritagli di tempo, quando mi capitava di ricevere una commissione o voler partecipare a un concorso. Avevo perso l'abitudine di disegnare solo per il piacere il farlo.
Mesi fa, avevo appena concluso la visualizzazione della Benedizione Mondiale del Grembo, quando l'immagine che mi si era faticosamente formata nella testa (sono scarsa in visualizzazione, sarà per questo che non sono stata ammessa a Hogwarts) è rimasta lì, insistente. Se fossi stata Alice nel Paese delle Meraviglie, avrei potuto leggere chiaramente la didascalia: "Disegnami".


E allora, infischiandomene per una volta degli altri impegni (che sono sempre più urgenti di ciò che serve "solo" a noi stessi), ho iniziato a disegnare ciò che avevo visto. Il disegno a matita è venuto così, di getto, come anche l'idea di usare, per il primo strato di colore, un vecchio pennello da cipria, troppo scadente per il viso ma interessante da usare su carta.
Con quelle setole così fitte, ha aspirato un'intera vaschetta d'acqua colorata e, in un batter d'occhio, ha coperto tutta la superficie del foglio. In questa fase, ho cercato di concentrare il blu intorno alla figura umana, per non colorare troppo le tre sfere luminose, corrispondenti alla luna piena, al chakra del cuore e a quello della radice.

Il lupo-umarell controlla come procede il lavoro.

Il colore steso col pennellone ci ha messo un bel po' ad asciugarsi del tutto; era fine febbraio e il clima non aiutava. Così, ho proseguito nell'illustrazione poco per volta, quando potevo, quando sentivo il bisogno di concedermi anche solo cinque minuti di colore. In fondo, non avevo nessuna fretta.


L'acquerello può essere una tecnica immediata o molto lenta, quasi meditativa.
Quale sia il mio approccio... forse è facile intuirlo. Ho più DNA in comune coi bradipi, che con gli scimpanzé.
A un certo punto, la carta non ne ha potuto più di strati di colore: ha iniziato a fare le macchie e quasi a macerarsi. Forse non era un granché. Ma è stato utile anche questo, per dire a un certo punto: basta così.
Ho riposto gli acquerelli e preso le matite colorate, per definire i contorni e completare i piccoli dettagli con precisione. Qualche tocco di acrilico bianco è servito a illuminare i frutti rossi, nati dal grembo della donna, e il mare e il cielo che ha dentro.


Per saperne di più sulla Benedizione Mondiale del Grembo, si può leggere questo link o rivolgersi a una Moon Mother, come Ilaria Ruggeri.

Materiali utilizzati:
  • Carta sconosciuta. Uno dei diversi fogli sciolti che conservo in una cartellina;
  • Acquerelli Winsor & Newton;
  • Pennelli tondi Winsor & Newton medio e piccolo, e Da Vinci n. 8 e n. 1, per i dettagli in acrilico;
  • Matite colorate extra-morbide: Karisma Colour Pencils;
  • Matite colorate dure: Caran D'Ache Prismalo I Aquarelle;
  • Acrilico Maimeri Polycolor 018 - bianco di titanio;
  • Le basi: matita HB, temperino, gomma e gommapane;
  • Tocco di classe: vecchio pennello da cipria.