mercoledì 21 giugno 2017

Non solo armocromia: le mie nuove analisi del colore


«Ma questa cosa dei colori, ha che fare anche con la personalità?»

Mi è stato chiesto tanto volte, da diverse clienti o aspiranti tali, e ogni volta ho risposto onestamente di no, l'armocromia è un'applicazione della teoria del colore puramente estetica. Certo, vedersi più belli può migliorare la percezione di sé e l'autostima, e non è poco, ma queste sono le sue uniche implicazioni psicologiche. Insomma, io non sono Autunno Profondo perché corrispondo a una certa personalità, ma perché la mia carnagione ha un sottotono caldo e il contrastro tra capelli, occhi e pelle è molto marcato. Punto.

Però un po' mi dispiaceva deludere quella che mi è parsa un'aspettativa. Magari, da quelle poche ore di analisi del colore, qualcuna desiderava uscire non soltanto soddisfatta della nuova luce che le sfumature giuste hanno dato al suo viso, ma anche sorpresa nell'aver scoperto qualcosa in più sul proprio mondo interiore.

Allora ho pensato. Prima d'inciampare nell'armocromia, leggendone su una rivista di moda nella seconda metà degli anni '90 (unico periodo in cui compravo spesso delle riviste di moda), mi ero già innamorata della teoria del colore, degli aspetti simbolici e degli effetti psicofisici che i colori hanno sulla maggior parte di noi.
Perciò, perché non accontentare le persone che desiderano sia conoscere le tonalità che le valorizzano, sia esplorare se stesse attraverso il loro rapporto con i colori?

«Mi piace il trucco che mi hai fatto! Chissà se saprò rifarlo...»

Ecco un'altra osservazione che ho sentito spesso, nonostante le mie rassicurazioni in merito.


Così, da oggi le mie analisi del colore cambiano.
Si arricchiscono di una componente psicologica che, attraverso il gioco e i gusti personali, può dare delle indicazioni utili a comprendersi un po' di più e ad aiutarsi con la cromoterapia. Indicazioni da abbinare alla propria tavolozza armocromatica, ovviamente!
In più, offro a chi lo desidera la possibilità di ricevere uno schema con un esempio di trucco personalizzato, da usare come traccia per fare pratica a casa. Perché truccarsi è come dipingere: alla base c'è la teoria, ma la resa finale è data dalla pratica.

In entrambi i casi, potremo sentirci comodamente via e-mail (simona.calavetta@gmail.com) oppure darci appuntamento su Skype, così potrò rispondere a ogni dubbio e curiosità in diretta, guardandoci negli occhi e magari facendo due risate, sempre indispensabili.
Naturalmente resta in vigore l'analisi del colore pura e semplice, da fare online, per ricevere la palette della propria stagione e la scheda di consigli personalizzati su come utilizzarla. E per chi vuole tutto e anche di più, per regalarsi (o regalare) un paio d'ore di relax e coccole, c'è il pacchetto completo!

Trovate le mie nuove offerte alla pagina Analisi del colore, e per qualsiasi dubbio o informazione aggiuntiva, scrivetemi nei commenti o in privato; sarò felice di spiegarvi tutto nel dettaglio!

mercoledì 14 giugno 2017

Armocromia - L'analisi del colore oggi


La storia dell'armocromia diventa... attualità!
Nel primo post dedicato a questo tema abbiamo sorvolato un secolo e mezzo, in cerca delle origini dell'analisi del colore; nel secondo, siamo tornati al suo periodo d'oro, gli anni '70 e '80; qui arriviamo finalmente ai metodi attualmente in voga d'intendere l'armocromia.

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati soprattutto dal fiorire delle sottostagioni. Quattro categorie cromatiche, infatti, non soddisfacevano più chi non si ritrovava del tutto nella propria tavolozza ma desiderava comunque avere una precisa palette da seguire.

Dodici stagioni

La rivoluzione in tal senso è datata 1995, quando Mary Spillane e Christine Sherlock pubblicano in Color Me Beautiful’s Looking Your Best la loro idea di Flow Seasonal Theory, portando le stagioni da quattro a dodici.
Come funziona questa suddivisione? Ogni stagione ha tre variazioni della medesima tavolozza, date delle "contaminazioni" di una stagione nell'altra, che ne rafforzano gli aspetti in comune: il calore della Primavera e dell'Autunno, la freddezza dell'Estate e dell'Inverno, la luminosità della Primavera e dell'Estate, l'intensità dell'Autunno e dell'Inverno, la vivacità della Primavera e dell'Inverno e la morbidezza dell'Estate e dell'Autunno.


Così, dalla Primavera che vira verso l'Estate abbiamo la Primavera Chiara; verso l'Autunno, la Primavera Calda (o Assoluta); verso l'Inverno, la Primavera Brillante.
Dall'Estate che vira verso la Primavera abbiamo l'Estate Chiara; verso l'Autunno, l'Estate Soft; verso l'Inverno, l'Estate Fredda (o Assoluta).
Dall'Autunno che vira verso la Primavera abbiamo l'Autunno Caldo (o Assoluto); verso l'Estate, l'Autunno Soft; verso l'Inverno, l'Autunno Profondo (o Scuro).
Dall'Inverno che vira verso la Primavera abbiamo l'Inverno Brillante; verso l'Estate, l'Inverno Freddo (o Assoluto); verso l'Autunno, l'Inverno Profondo (o Scuro).

Il sistema a dodici stagioni ha permesso a molte persone di comprendere meglio i loro colori, non a caso questo è oggi probabilmente il sistema di analisi del colore più diffuso.


Sedici stagioni

Negli ultimi anni - almeno dal 2012 - Ferial Youakim ha brevettato The Universal 4x4 Color System, che si basa con più rigore sulla teoria del colore di Albert Henry Munsell. Come sintetizzato nel primo post di questa serie, Munsell classificava i colori in base alla tonalità (Hue, il colore vero e proprio), alla luminosità (Value, più chiaro o più scuro) e alla saturazione (Chroma, più o meno puro).
La Youakim ha lavorato proprio sui vari gradi di purezza dei colori in rapporto al "croma" delle diverse carnagioni, cioè quanto queste siano valorizzate o meno dai colori puri. Il risultato è stato la declinazione di ogni tavolozza stagionale "pura" in versione leggermente schiarita, cioè con un'immaginaria aggiunta di bianco (tinted), scurita con un tocco di nero (shaded) o smorzata da un velo di grigio (toned).


Le sottostagioni, in tal modo, sono passate da dodici a sedici:
Primavera Brillante (Pure), Chiara (Tinted), Chiara Soft (Toned) e Assoluta (Shaded);
Estate Assoluta (Pure), Chiara (Tinted), Soft Chiara (Toned) e Soft Profonda (Shaded);
Autunno Assoluto (Pure), Soft Chiaro (Tinted), Soft Profondo (Toned) e Profondo (Shaded);
Inverno Brillante (Pure), Assoluto (Tinted), Profondo Soft (Toned) e Profondo (Shaded).

Questo sistema si è affermato rapidamente, rispondendo alle esigenze di chi non trovava la propria palette ideale nemmeno con tre varianti per ogni stagione.


Verso l'infinito e oltre!

È recentissima - se non sbaglio dell'anno scorso - un'ulteriore evoluzione delle sottostagioni, a opera di Lora Alexander e del suo ColorBreeze System. La Alexander si concentra sulle sottostagioni "soft", immaginando le varianti di colore sporcate da differenti toni di grigio, più freddi o più caldi (tendenti al marrone), più chiari o più scuri. Nel suo sistema, illustrato da uno schema che richiama in modo vintage quello di Munsell, le sottostagioni diventano addirittura ventidue!


Varianti della Primavera: Chiara, Calda, Brillante, Sunlit Soft e Dusty Soft;
Varianti dell'Estate: Chiara, Fredda, Sunlit Soft, Dusty Soft, Toasted Soft e Smokey Soft;
Varianti dell'Autunno: Caldo, Profondo, Sunlit Soft, Dusty Soft, Toasted Soft e Smokey Soft;
Varianti dell'Inverno: Brillante, Freddo, Profondo, Toasted Soft e Smokey Soft.

Vi gira la testa? Lo capisco. E pensare che, come accennato nel post precedente, è stato creato anche un sistema computerizzato, il Color Alliance, che riesce a individuare 372 sottostagioni...


Ritorno alla semplicità

Ma le nuove tendenze dell'armocromia non stanno solo nella parcellizzazione delle tavolozze stagionali che, diciamolo, possono essere tanto utili quanto complicate. Un approccio interessante è quello del sarto e costumista Alan Flusser, che nel suo Dressing the Man (2002) si basa su due regole semplici ed efficaci:

1) Il livello di contrasto tra pelle e capelli deve riflettersi nel livello di contrasto tra i colori dell'abbigliamento.
Ad esempio: una persona dalla pelle chiara e capelli e occhi scuri sarà valorizzata da abiti con colori molto constrastanti, mentre una persona dalla carnagione dorata, capelli biondi e occhi nocciola starà meglio in monocromatico;

2) I colori della pelle, capelli e occhi dovrebbero essere ripresi nei colori del vestiario più vicini al viso.
Ad esempio: l'abbinamento giusto per una persona dal viso color pesca, occhi azzurri e capelli castani è una camicia color pesca, una sciarpa azzurra e una giacca dello stesso marrone dei capelli.


Questo sistema è stato ripreso e approfondito da David Zyla nel suo Color Your Style. Secondo Zyla, la tavolozza di riferimento per ognuno si trova... nel proprio corpo. E in particolare si compone di otto colori, tre di base e cinque che esprimono l'essenza di una persona.

Colore di base 1: formale, la versione soggettiva del nero; si trova osservando il cerchio scuro intorno all'iride.
Colore di base 2: serio ma non troppo formale, la versione soggettiva del marrone; è la sfumatura più scura del colore naturale dei capelli.
Colore di base 3: casual, la versione soggettiva del khaki; è la sfumatura più chiara del colore naturale dei capelli.

Essence: il colore più delicato, versione soggettiva del bianco, il color pelle che armonizza con il palmo della mano.
Romantic: il colore appassionato, il rosso personale, quello delle guance quando si arrossisce o le si pizzica gentilmente.
Dramatic: il colore che attira gli sguardi, la versione soggettiva del blu, quello che si vede osservando le vene sul polso.
Energy: il colore che dà la carica quando ci si sente giù è quello della parte più scura dell'iride, ma non del cerchio attorno.
Tranquil: il colore che rasserena è quello della parte più chiara dell'iride.

Che ne dite, vale la pena provare?

Foto dal sito BestDressed.us

Bene, spero che questo viaggio nella storia dall'analisi del colore sia stato interessante per voi quanto lo è stato per me. Per motivi di spazio e di difficoltà nel reperire dati utili, ho dovuto omettere alcuni nomi che, nel loro piccolo, hanno contribuito a rendere l'armocromia ciò che è oggi. Se avete delle aggiunte o delle rettifiche, approfittate spudoratamente dello spazio per i commenti!

giovedì 27 aprile 2017

Weekend col Maestro

Da Casa del Tempo, di Roberto Innocenti

Disegnare s'impara tutti, ma bisogna disegnare sempre.

Navigando in Rete si scoprono cose utilissime, come ad esempio che esiste una giornata internazionale per quasi ogni cosa. Oggi per esempio, 27 aprile, è la giornata mondiale del disegno. Mi sembra il giorno giusto per ricordare il workshop che ho frequentato lo scorso autunno, tenuto da Roberto Innocenti per la Scuola d'Illustrazione di Scandicci.


Due giorni passati con altri illustratori, circondati dai libri dipinti da Innocenti e insieme a lui, naturalmente. Uno dei più grandi illustratori al mondo che, come un prestigiatore, ha tirato fuori dalla sua valigetta disegni, boccette di colori, ex libris inediti. Lo abbiamo ascoltato raccontare quanta ricerca e quali suggestioni ci sono dietro ogni sua opera, da Cenerentola a Rosa bianca, da Pinocchio al Canto di Natale, fino ai più recenti Schiaccianoci, L'ultima spiaggia e Casa del Tempo, forse il mio preferito.


Abbiamo potuto vedere dal vivo l'impressionante precisione del suo lavoro, eseguito a matita su grandi fogli di carta da lucido, ricalcato e rifinito nei tanti minimi dettagli con linee pulitissime di matita dura, che poi vengono ricalcate su carta da acquerello tramite uno strumento dalla punta a sfera (chiedo venia, non ricordo come si chiami... ed è stata una questione molto dibattuta, durante il corso!). Ogni disegno viene quindi capovolto a specchio e tutto questo perché, in genere, Innocenti non ama vedere nella tavola finale nessun segno di matita. Usa l'acquerello anche per ripassare i contorni delle figure, ovviamente con un pennello sottilissimo. Se invece vuole divertirsi, ripassa il tratto a china e poi colora.


Come quasi tutte le persone davvero grandi, Innocenti è stato umile e amichevole. In aula lo guardavamo in silenzio, adoranti, per poi scherzare con lui in pausa pranzo, mangiando un panino in strada. Con la sua aria bonaria da nonno e la sua parlata fiorentina, ci ha accennato ai suoi esordi, al fatto di essere un autodidatta che da adolescente lavorava in acciaieria, al suo essere un illustratore che vive e dipinge in Italia, ma pubblica da sempre all'estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Germania, dove illustra la saga di Montalbano con uno stile insolito e un po' grottesco. Sembra incredibile ma i suoi libri, in Italia, vengono pubblicati acquistando i diritti dalla sua agenzia statunitense. E diciamolo, il fatto che Innocenti - Innocenti! - non sia stato mai direttamente prodotto in patria, lascia spazio a parecchie considerazioni editoriali.


Il Maestro è stato gentile e disponibile con tutti i partecipanti; ha avuto per ognuno un consiglio, un complimento, un incoraggiamento. Quando ha visto il mio disegno... «Oh, bellino! Davvero, va bene. Si vede che di già pubblichi. Pare l'inzio di una storia». Penso di non aver capito più nulla per i successivi dieci minuti. E già mi ero emozionata come una polla, perché il secondo giorno lui ricordava il mio nome!

Il disegno in questione era questo, mostrato a colori qui.

Per quanto riguarda il mestiere vero e proprio, i suoi consigli sono stati sia teorici, sia pratici.

Teoria
L'illustratore è più simile a uno scrittore o un fumettista, che a un pittore o un artista. Questo perché l'arte ormai trascende il disegno, la tecnica e spesso anche la resa comunicativa; conta solo l'idea. L'illustrazione invece si rivolge a un pubblico - quale esso sia - racconta qualcosa di preciso, viene riprodotta in copie e deve anche venderle. L'illustrazione, quindi, non è solo un bel pezzo unico da incorniciare. I mezzi sono gli stessi della pittura "alta", le finalità no.


Pratica
La tecnica prediletta da Innocenti è l'acquerello, tuttavia non disdegna di accompagnarlo alla china e sperimentare altre materie, come ad esempio gli acrilici. Per i quali consiglia di non usare mai tavolozze di plastica, a meno di non volerle buttare, e preferire vetro o ceramica. In ogni colore acrilico, Innocenti mette una goccia di glicerina, che ne rallenta il tempo di asciugatura, così li si può usare con più calma e senza sprechi. Quando una tavola ad acrilico è asciutta, può essere ripassata con l'acquerello, per aggiungere una delicata velatura di colore. Usato in questo modo, l'acquerello ha una buona resa, perché non viene assorbito dalla carta.


Marche preferite
  • Schmincke e Dr. Ph. Martin's per acquerelli e acrilici (ma la seconda marca è difficile da reperire);
  • Winsor & Newton per acquerelli e tempere;
  • Lefranc & Bourgeois per il fissativo spray, utile a lucidare e ravvivare la tempera.
Da quando la sua carta preferita non viene più prodotta, il Maestro non ne ha nessuna che lo convinca del tutto. La meno peggio, secondo lui, è la Arches, che però ha il difetto di bere troppo colore e rendere difficili le sfumature pulite che lui ama tanto.

Ricalco di un disegno con lo strumento misterioso.

Pensieri sparsi di Innocenti:
  • «La cosa importante non è come si disegna, ma il progetto»
  • «Il design non l'ho mai fatto, perché per me un letto è un letto, non una cosa strana»
  • «All'estero, i libri illustrati son per chi li vòle (non solo per bambini)!»
  • «In tutti i libri che faccio c'è una bambina, è l'Alice che ci porta dentro la storia»
  • «La prospettiva, o va fatta benissimo, o è meglio non farla»
  • «Disegnare s'impara tutti, ma bisogna disegnare sempre».