mercoledì 21 febbraio 2018

Al ballo con Jane Austen, ep. 2


Bentornati alla festa!
Nel post precedente, ho raccontato com'è nata questa riflessione sui balli nei romanzi di Jane Austen, su come le grandi aspettative delle sue eroine, rispetto a questi eventi sociali, vengano per lo più sonoramente deluse. Dopo Orgoglio e Pregiudizio e Ragione e Sentimento, le sue opere più famose, andiamo a scoprire cosa succede, tra un passo e un inchino, negli altri romanzi.

Emma, 1996

Personalmente, reputo un gioiello di regia ciò che accade al ballo pubblico descritto in Emma. Qui, i legami tra i diversi personaggi s’intrecciano, come le figure di una danza. Abbiamo Emma che, mentre balla e si diverte, nota la sua amica Harriet che siede da sola; l’antipatico Mr. Elton, con cui Emma voleva accasarla, che, invitato a danzare con Harriet, la rifiuta con una scusa, umiliandola pubblicamente; il meraviglioso Mr. Knightley, dall’alto della sua posizione sociale, ripara al torto invitando Harriet e di conseguenza umiliando Mr. Elton, e per questo gesto viene poi ricompensato dall’amata Emma con il successivo giro di danza. Insomma, nel tempo di un ballo, si racconta un’intera vicenda e si riassume la natura dei quattro diversi personaggi.

Persuasione, 1996

Possono essere significativi anche i non-balli, come quello a cui non partecipa Anne Elliot, in Persuasione. Anne ha quasi ventisette anni, per l’epoca ormai è una zitella. Per cui, quando viene improvvisato un ballo in famiglia, lei si limita a sedere al piano per suonare e permettere agli altri di danzare, il che sottolinea che è fuori dai giochi, mentre l'amato Capitano Wentworth può ancora folleggiare.

Mansfield Park, 1999

Insomma, non esistono balli da sogno, nei romanzi di Jane Austen?
Per fortuna sì: oltre a Emma, c'è Mansfield Park. La noiosa protagonista, Fanny Price, che aveva già partecipato a un ballo informale e che non pensava di poter chiedere di più, data la sua condizione sociale, riceve invece l’onore di un gran ballo organizzato per lei e per suo fratello. È il suo debutto in società e segna la sua legittimazione all’interno della famiglia Bertram; per lei è un momento tanto esaltante – perché, per la prima volta, si vede ammirata e si sente bella – quanto stressante, perché, con tutta la sua timidezza, deve stare al centro dell’attenzione. Animo Fanny, nessun rito di passaggio è rose e fiori!

Northanger Abbey, 2007

Infine, ci sono i tanti balli descritti nell’Abbazia di Northanger. Quando Catherine - la giovane protagonista dalla fervida immaginazione, che divora romanzi gotici - arriva a Bath dalla campagna, immagina di debuttare come un’eroina da romanzo. Ma la Austen ha iniziato la sua storia descrivendola quanto di più lontana da un’eroina quindi, coerentemente, le fa vivere un primo ballo desolante, in una sala troppo affollata nella quale non viene né notata, né tantomeno invitata da nessuno. Poco romantico, ma molto realistico. Per fortuna, Catherine si rifarà la volta successiva, conoscendo e ballando con Mr. Tilney. Ecco finalmente un ballo in cui tutto va come ci si aspetta, e senza drammi!


Nei balli successivi, Catherine dovrà sopportare o nascondersi dalle attenzioni fastidiose di Mr. Thorpe, il cafone della storia, e noterà i comportamenti scorretti della sua amica Isabella, ma potrà vantare il primato di unica eroina austeniana ad aver vissuto un paio di balli perfetti. In uno di questi, la Austen descrive l’importanza del momento attraverso l’ironia beffarda di Mr. Tilney:

«Io considero la contraddanza come un simbolo del matrimonio.
Fedeltà e compiacenza sono i principali doveri di entrambi [...]
In entrambi i casi, l'uomo ha il vantaggio della scelta, la donna solo
il potere di rifiutare; in entrambi i casi, c'è un impegno tra uomo e donna,
preso a vantaggio di entrambi; e una volta accettato, essi appartengono l'uno all'altra
fino al momento dello scioglimento; è loro dovere fare tutto il possibile affinché
l’altro non abbia motivo di desiderare di impegnarsi altrove, ed è di primario interesse
evitare che la loro immaginazione corra verso le perfezioni dei vicini,
o fantasticare che sarebbero stati meglio con qualcun altro. [...]
Nel matrimonio, l'uomo ha l'incarico di provvedere al sostentamento della donna,
la donna di rendere la casa piacevole all'uomo; lui deve fornire, e lei sorridere.
Ma nel ballo, i loro doveri sono esattamente opposti; la piacevolezza e la remissività,
spettano a lui, mentre lei fornisce il ventaglio e l'acqua di lavanda.»

Grazie per questo ballo!

mercoledì 14 febbraio 2018

Al ballo con Jane Austen, ep. 1


Premessa 1
L'estate scorsa sono stata invitata a partecipare a "La magnifica Jane", una rassegna su Jane Austen organizzata dalla rivista Leggendaria alla Casa Internazionale delle Donne, qui a Roma. La mia tesi in sceneggiatura Northanger Comics - ne avevo pubblicato l'introduzione anche qui sul blog, in tre brevi puntate - ha suscitato il gentile interesse di Anna Maria Crispino, direttrice della rivista; quindi, con sorpresa e panico da palcoscenico, mi sono trovata a parlare in pubblico durante la sera intitolata "Invito al ballo".

Premessa 2
Oggi è San Valentino, giornata che i più sembrano dedicare al cinismo. Altri, invece, si lasciano andare a riflessioni sull'amore in generale, da quello universale "che move il sole e l'altre stelle" per dirla come Dante, a quello per se stessi che Carrie Bradshaw, nell'ultima puntata di Sex and the City (notare la discesa libera del livello delle citazioni), descrive come "la relazione più importante, difficile ed emozionante".

Tornando alla magnifica "zia Jane", spesso viene descritta come autrice romantica, ma chi ha letto i suoi libri sa che - lieto fine a parte - non lo è affatto. Tuttavia, è indubbio che racconti storie d'amore e quindi quale giorno migliore per pubblicare qui le mie riflessioni di quella sera? Per iscritto non balbetto nemmeno!

Becoming Jane, 2007

Il tema era il ballo, quell'episodio così significativo nella percorso di un'eroina. Cenerentola insegna! All’epoca di Jane Austen e almeno fino a tutto l’Ottocento, era un avvenimento. Non solo perché ci si divertiva, ma soprattutto perché costituiva l’occasione di conoscere gente nuova, stringere amicizie, avvicinare – secondo rigide regole - un potenziale partner con cui avere un minimo contatto fisico e parlare a tu per tu. Era il momento ideale per mettersi in mostra, corteggiare e farsi corteggiare, preparando il terreno al matrimonio, ovvero la salvezza per le donne del ceto medio e alto, che non potevano lavorare e molto raramente ricevevano un’eredità sufficiente.

È giusto riconoscere che Jane Austen, scegliendo di non sposarsi e volendo vivere della propria scrittura, ha potuto portare avanti questa decisione coraggiosa con il sostegno di suo padre prima e dei suoi fratelli poi, che hanno provveduto a una casa per lei, la madre e la sorella, e che hanno trattato con gli editori al suo posto, perché a lei non era consentito. Dato che nei suoi romanzi scriveva del proprio ambiente e della vita che conosceva - e poi amava molto danzare - ecco che i suoi balli sono un momento in cui accade qualcosa d’importante. Ma, col suo solito spirito tagliente, raramente li descrive come il trionfo del romanticismo... anzi!

Orgoglio e Pregiudizio, 1995

Orgoglio e Pregiudizio è il capolavoro della Austen e uno dei romanzi più amati al mondo. Be', non c’è un solo ballo che Elizabeth e Darcy possano godersi, nemmeno uno. La prima volta che s’incontrano, proprio a un ballo, Lizzie si sente definire “tollerabile” da Darcy. Pessimo inizio. Al ballo successivo, lui ha già iniziato ad ammirare questa ragazza così brillante, per cui, spinto da un altro gentiluomo, la invita a danzare ma lei rifiuta (se l'è meritato, eh).

Al gran ballo a Netherfield, Elizabeth pregusta una serata memorabile: spera di ballare con Wickham e invece... Prima le tocca sopportare due giri di danza con l’insopportabile Mr. Collins; poi Darcy, sempre più preso da lei, la invita di nuovo, ma per la sua natura taciturna è un partner poco divertente. E comunque lei ancora lo detesta quindi, più che un ricevimento, per la povera Lizzie è una tortura. L’evoluzione della vicenda e dell’amore tra i due protagonisti ci sarà, sarà una storia bellissima, ma non accadrà a un ballo.

Ragione e Sentimento, 1995

In Ragione e Sentimento, è in occasione di due balli – accorpati in uno solo, nell’adattamento cinematografico scritto da Emma Thompson – che i nodi su Willoughby vengono al pettine. Anche qui abbiamo un’eroina, Marianne, ancora più romantica di Elizabeth, che sogna ardentemente il momento di danzare con il suo innamorato... E invece si trova sola, ingannata e abbandonata. Un disastro.

Nella prossima puntata, vedremo cosa accade negli altri romanzi di Jane Austen, alla ricerca del ballo perfetto. Lo troveremo?

Intanto, buon San Valentino a tutti!

domenica 28 gennaio 2018

L'Olocausto disegnato


Ieri è stata la Giornata della Memoria e un po' tutta questa settimana è stata dedicata da tv, giornali e siti Internet alla storia dell'Olocausto e alle molte piccole storie all'interno di questo crimine epocale. Sono decine i film e i libri su questa tema, e non mancano i libri illustrati.

Conoscete Rosa bianca, di Roberto Innocenti?
Quando ho avuto l'opportunità di frequentare un corso con lui, il Maestro Innocenti ci ha raccontato che, negli anni '80, lavorava come grafico e iniziava a pubblicare anche come illustratore. Uno dei suoi primi lavori personali fu proprio Rosa Bianca, da lui scritto e illustrato per raccontare a sua figlia il nazismo e i campi di concentramento e sterminio. A una prima lettura, è un libro delicato. In realtà, lavora per sottrazione, mostrando la quotidianità di una piccola città tedesca attraverso gli occhi della bambina protagonista.


Rosa Bianca sa che c'è la guerra, ma non può sapere cosa sia il nazismo; sa che è passato tanto tempo da quando suo padre, partito soldato, le ha scritto una lettera e può solo notare che sua madre da allora si veste di nero. Rosa Bianca non capisce come mai il Borgomastro e i suoi concittadini siano così felici nell'esporre le bandiere rosse con quel simbolo a croce, ma tutti applaudono, sembra una festa, quindi sorride anche lei. Solo che poi, col passare delle settimane, nota che la gente ride sempre meno, e che i soldati che passano in città sono sempre meno baldanzosi. Oltre a loro, vede passare di continuo dei camion e un giorno da uno di questi scappa un bambino, subito riacciuffato dal Borgomastro e dai soldati. Perché quel bambino viene arrestato? Dove lo stanno portando? Curiosa, Rosa Bianca segue il camion fuori città, attraverso il bosco, fino a un confine di filo spinato, dove trova tanti altri bambini, magri, stracciati e infreddoliti, che le chiedono da mangiare...

Se si legge il libro con la giusta lentezza, soppesando le parole semplici, osservando gli infiniti dettagli delle tavole, che sono il segno distintivo di Innocenti, allora Rosa Bianca non è un libro delicato. Perché mostra la guerra in una quotidianità che, tutto sommato, dalla guerra non viene direttamente toccata. La cittadina della protagonista non è teatro di battaglie, non subisce bombardamenti, eppure tutto precipita e il finale ha l'amarezza di un'ennesima tragedia, stavolta inaspettata.


Innocenti ci raccontò che fece vedere il progetto di Rosa Bianca a un'importante editrice, ma gli venne rifiutato, con la motivazione che questi non fossero argomenti per bambini. Il libro fu quindi pubblicato negli Stati Uniti e in diversi paesi europei, nel 1985. Solo cinque anni dopo, a seguito del successo all'estero, fu pubblicato anche in Italia. Evidentemente, nel frattempo, o gli argomenti per bambini si erano diversificati, o il libro era diventato per adulti.


Più famoso di Rosa Bianca è il fumetto Maus di Art Spiegelman.
Se Rosa Bianca era apparentemente delicato, Maus non lo è mai, né in apparenza, né nella sostanza. Spiegelman racconta, con un tratto duro e doloroso, del suo rapporto con il padre, reso difficile dal disagio. Lui, cresciuto in un ambiente sereno, prova un costante senso di colpa e d'inadeguatezza di fronte agli orrori vissuti dai propri genitori, ebrei polacchi. E per spiegare questo disagio, disegna proprio la loro storia, fatta di fughe, paura, perdite, fino alla prigionia nel lager.

La prima caratteristica che salta all'occhio di questo fumetto è la resa delle diverse nazionalità sotto forma di animali: gli Ebrei sono topi, i Tedeschi gatti, gli Americani cani.... Ma alla fine questo resta un dettaglio, a fronte di ciò che si sta leggendo. Non è una lettura semplice, né viene tanta voglia di riaffrontarla, una volta conclusa; ciò può essere una prova della sua efficacia, che gli è valsa un premio Pulitzer. Anche quest'opera vede la luce tra la metà degli anni '80 e i primi '90, ed è composta da due volumi: Mio padre sanguina storia ed E qui sono cominciati i miei guai, che però da tempo si trovano riuniti in un unico libro.


Rosa Bianca e Maus sono due libri diversissimi, ma entrambi hanno un modo originale di raccontare questa pagina della storia europea.

Avete altri libri illustrati da consigliare, sull'argomento?
Scriveteli nei commenti, consigliamoci a vicenda!