venerdì 24 giugno 2016

Quando scrivevo magie


Il 2001 è un anno ormai lontano e di tragedie collettive, ma ne ho un piccolo e piacevole ricordo. Nell'autunno del 2001, infatti, iniziavo a fare ricerche, a scrivere i profili dei personaggi e il soggetto del fumetto Isa & Bea Streghe tra noi.

Lavoravo in redazione da circa un anno e mi occupavo di altre testate per bambini, quando mi fu proposto di di prendere parte a questo progetto come co-autrice. Non un fumetto a episodi autoconclusivi, ma una serie vera e propria, con uno sviluppo verticale (una vicenda che inizia e finisce nello stesso numero) e uno orizzontale, lungo e piuttosto complesso.

Isa, Bea e Tic Toc, il Guardiano delle Porte del Tempo.
Si parlava di streghe bianche e streghe nere, con due protagoniste adolescenti che, dal loro Medioevo, venivano spedite per punizione, attraverso le Porte del Tempo, ai giorni nostri. Quindi si seguivano Isabella e Beatrice nel loro familiarizzare con la scuola e la tecnologia, mentre le lotte tra congreghe medievali continuavano, sotto la minaccia comune della caccia alle streghe. Di serie in serie, il mondo di Isa & Bea Streghe si arricchiva di personaggi, luoghi fantastici ed esseri mitologici, sempre seguendo la crescita interiore delle due protagoniste e dei loro comprimari.

Ogni numero era pieno di articoli legati al mondo della magia e delle leggende, per questo mi capitava di studiare rudimenti sulle rune e sui Tarocchi, le origini delle feste e la vita nel Medioevo. La rubrica che preferivo scrivere era quella in cui consigliavo libri, film e serie tv di ambientazione fantastica. Forse non erano le due pagine che si facevano notare di più, ma tra il riassunto di una serie e l'altra di Streghe (telefilm che non m'è mai piaciuto!) ho avuto modo di accennare, tra le altre, alle opere di J.R.R. Tolkien, Michael Ende, Roald Dahl, Hayao Miyazaki, oltre che alla saga inventata da J.K. Rowling. Del resto, eravamo in piena "pottermania".

Finale muto di un episodio tragico.
Ogni tanto, mi è capitato anche di disegnare qualche dettaglio per il giornalino: piccoli elementi per completare un articolo, una texture ad acquerello simil-pergamena invecchiata...

Isa & Bea Streghe è stata un'esperienza stimolante, a volte davvero stancante, ma ne è valsa la pena. Anche perché alla sua uscita in edicola, nell'aprile 2002, ha riscosso un successo clamoroso e inaspettato, persino per noi che ci lavoravamo con tanta dedizione. E quindi, al resto del lavoro si è aggiunta una particolare gratitudine per le lettrici che si sono appassionate alla serie: bambine di sette anni come ragazze di diciotto e anche qualche lettrice e lettore più vicini alla trentina.

In redazione avevamo un paio di scatole in cui conservavamo la posta dei lettori: una scatola, con divisori, raccoglieva le lettere destinate a tutti i giornalini; un'altra invece era solo per Isa e Bea, ed era sempre traboccante. E anche se abbiamo potuto rispondere solo a una piccola parte di quell'affettuosa corrispondenza, posso assicurare che io le ho lette tutte, ma proprio tutte quelle lettere: brevi, lunghe, sgrammaticate, poetiche, decorate con porporina, accompagnate da disegni e da figurine, mollette e nastrini, piccoli regali che alcune bambine mandavano alle loro beniamine streghe.

L'avventura in edicola di Isa & Bea Streghe è durata otto anni, si è conclusa improvvisamente per cause di forza maggiore, con il dispiacere di tutta la squadra che vi lavorava. Succede, purtroppo. Però ancora oggi, quando una ragazza mi dice: «Ma dài, scrivevi Streghe? Lo leggevo sempre!», rimango sorpresa dall'affetto che ancora circonda questo giornalino. In genere rispondo balbettando ringraziamenti impacciati, altro che le formule magiche in rima che recitavano Isa e Bea! Tra parentesi, per chi le ricorda, erano ispirate al linguaggio geniale de L'Armata Brancaleone.

Sì, perché era divertente inserire citazioni, pur sapendo che non sarebbero state notate: la figura di Sofia, l'anziana e saggia strega bianca, era ispirata a Obi-Wan Kenobi di Guerre Stellari; i nomi di Gurth/Melfaroth, Miriel e altri personaggi fantastici minori, derivavano dalle lingue inventate da Tolkien; ogni tanto c'era qualche spolverata di Shakespeare, di manga come Lady Oscar e I cavalieri dello Zodiaco, ma anche echi gotici e fantascientifici.

Una lunga avventura, con quelle che chiamavo "le mie bambine", Isa e Bea (e tutti gli altri), che a volte mi facevano disperare e però, alla fin fine, quante soddisfazioni, signora mia.

È stata un'avventura anche umana, portata avanti insieme al mio capo, Marco Iafrate, all'art director Gian Luca Oliveri, alla super-grafica Arianna Berti, agli illustratori Anna Maria Cotogni, Andrea Pucci, Maria Rita Gentili, Monica Catalano, Federica Salfo, Yoko Ippolitoni, Laura Carboni, Marco Gasperetti, Pierdomenico Sirianni, Marco Albiero, Stefania Rossini e Marco Troiani, Chiara Colagrande, Mario Palladino, Massimo Travaglini, Deborha Daniele, agli sceneggiatori Andrea Ferreri, Gaia Marfurt, Francesca Pecoraro Scanio, Marina Galatioto, Anna "Red", Alessio Danesi e, ultime ma non ultime, le colleghe redattrici e grafiche Sara Lorenzini, Daniela Neri, Alessandra Panu e Renata Petrucci.

Probabilmente dimentico qualcuno ma, in otto anni, più sei di distanza, oltre sessanta episodi e un numero imprecisato di uscite speciali, capita di avere vuoti di memoria. E per questo, non c'è formula che tenga! Saluti stregati!

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